Sugar tax: numeri di una proposta concreta anti-obesità

Obesità in Italia

Secondo stime riferite al 2016 del servizio di sorveglianza nazionale OKKIO alla Salute, in Italia siamo al 3° posto per obesità infantile in Europa, secondi solo a Grecia e Spagna. Il 30% dei bambini è infatti sovrappeso o peggio obeso, percentuale che negli adulti supera il 45% (35% sovrappeso, 10% obeso). Dati confermati dal Joint research centre della commissione europea secondo il quale soffre di sovrappeso/obesità una % compresa tra il 31 e il 35% dei bambini italiani di 11 anni.

Globesity: emergenza mondiale

La questione non riguarda solo il nostro paese ma è una vera e propria emergenza mondiale tanto che oggi si parla di Globesity, come di epidemia di obesità con effetti drammatici per la salute (diabete, malattie CV, tumori…) e costi enormi per il sistema sanitario stimabili, in Italia, in 6-10 miliardi.
Basti pensare che l’OMS ha stimato che dal 1975 al 2016 l’obesità nel mondo è triplicata.

Cosa fare?

Da anni ci si batte per cercare di cambiare questi numeri cercando di indirizzare i consumatori verso diete e stili di vita più salutari e le aziende alla modifica volontaria delle proprie ricette ma i risultati sono abbastanza fallimentari. Probabilmente sono necessari interventi più diretti con delle vere e proprie normative.

Poiché una delle cause dell’epidemia di obesità è un’alimentazione troppo ricca di zuccheri, una delle proposte è stata la “sugar tax” il cui scopo è incentivare le industrie a riformulare le proprie ricette riducendo il contenuto di zuccheri e scoraggiare allo stesso tempo i consumatori dal consumo di queste bevande/cibi.

Francia, UK, Messico, Belgio, Portogallo, Finlandia ma anche alcune città americane come Berkeley, l’hanno già implementata con ottimi risultati.

Vediamo qualche risultato

In UK è stata adottata dal 6 Aprile 2018 una tassazione progressiva per le aziende:
– 24 pence (0,27€) al litro per le bevande contenenti più di 8g di zucchero per 100ml.
– 20 pence (0,20€) al litro per le bevande contenenti 5-8g di zucchero per 100ml.

Viene fatta eccezione per i succhi di frutta senza zuccheri aggiunti e le bevande a base di latte (calcio).
(non si sa perché i succhi di frutta ne escano indenni. Mangiare succhi non è come mangiare frutta!)

Il successo è stato immediato. In vista dell’entrata in vigore della legge oltre il 50% dei produttori ha modificato le proprie ricette abbassando il contenuto di zuccheri per non dover pagare la tassa e si stima che si potranno raccogliere circa 260 milioni di euro da tale tassazione.

Adottare ad esempio la stessa tassazione progressiva in Italia potrebbe portare ad una riduzione dei consumi del 20% e ad un introito stimato attorno ai 240 milioni di euro da investire per la promozione di campagne di educazione alimentare e altri strumenti simili per promuovere una dieta sana (campagne pubblicitarie in tv e nelle scuole, sconti per famiglie con problemi economici, incentivazione di sport a scuola etc.).

E ancora…

A Gennaio 2014 il Messico ha introdotto una tassa di 0,046 centesimi di € per litro su ogni bevanda addizionata di zucchero (non una tassa progressiva dunque). La tassa è pagata dall’industria produttrice e ha significato un aumento del costo per il consumatore del 10%.

Uno studio condotto dal Mexican National Institute of Public Health e dall’University of North Carolina che ha valutato gli effetti di tale tassazione sui consumi dopo due anni dall’intervento ha mostrato una riduzione media dei consumi del 7,6% con picchi dell’11,7% per le famiglie più povere.

Inoltre la tassazione in questi due anni ha portato ad un introito di 2,6 mld di $, parte dei quali sono stati utilizzati dal Messico per l’installazione di fontanelle d’acqua nelle scuole.

Dolcificanti: la soluzione?

Ni. Sebbene i dolcificanti in commercio siano tutte molecole ritenute sicure per la salute dell’uomo è bene sottolineare che un loro abuso non è escluso che possa portare problematiche. Si va dalla diarrea a modificazioni del microbiota intestinale che potrebbero esporre a maggior rischio di insulino resistenza, ad esempio. Perciò sono sicuramente utili come strategia per ridurre il consumo di bevande zuccherate ma anche qui è bene farne un uso moderato.

In conclusione

Alla fine di tutto bisogna sempre ricordare che il problema obesità non dipende esclusivamente dallo zucchero e che questo non è un veleno come alcuni vogliono farci credere. Il problema obesità è molto più complesso e dovrebbe essere affrontato in mille altri modi.
Tra gli interventi possibili:

  • Regolamentare le pubblicità di cibo spazzatura in fasce orarie sensibili (pensiamo alle pubblicità coca cola dirette squisitamente ai bambini come quella col calendario dell’avvento, con star del calcio o di youtube trasmesse in fasce orarie dove il pubblico è molto giovane)
  • Adottare etichette a semaforo per informare in modo rapido il consumatore sulla salubrità del prodotto che sta acquistando.
    Attenzione all’uso che se ne fa. L’olio extra vergine d’oliva dovrebbe avere un’etichetta rossa perchè è ricco di grassi? Non direi. Sarebbe un sistema utile ma va pensato bene!
  • Promuovere l’educazione alimentare nelle scuole 
  • Migliorare le proposte delle ristorazioni collettive (scolastiche, lavorative, universitarie…)
  • Incentivare l’attività fisica nelle scuole ma anche attraverso incentivi economici per le famiglie più povere
  • Rendere economicamente più accessibili i prodotti salutari per le famiglie più povere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.